La grande peste
Genova 1656-57
31 marzo - 2 luglio 2017
Con la mostra "La grande peste. Genova 1656 - 1657", il Museo dei Beni Culturali Cappuccini vuole ripercorrere uno dei momenti più tragici ma anche affascinanti della storia di Genova.
Preservata dalla precedente peste, quella del 1630, comunemente conosciuta come la peste del Manzoni dei Promessi Sposi, Genova, 26-27 anni dopo, fu colpita, decimata e quasi distrutta da quella micidiale del 1656-57.
Le testimonianze e le memorie scritte del periodo, le politiche attivate dalla Repubblica di Genova per contenere il contagio, le tragiche rappresentazioni iconografiche con le quali gli artisti dell'epoca hanno voluto raffigurare lo scenario di morte e sofferenza, i rimedi farmacologici, igienici e di profilassi saranno i temi portanti dell'evento.
Durante la peste di Genova le pagine più commoventi, eroiche e di solidarietà cristiana furono scritte insieme dalle autorità civili e dalle anime consacrate.
Particolare attenzione sarà rivolta alla ricostruzione, sia documentaria che raffigurativa, di ciò che i Cappuccini fecero in tempo di peste: i loro rimedi per purificare gli ambienti insani, i cosiddetti profumi, furono veri e propri sistemi di disinfestazione, i loro "rimedi dell'anima", la consolazione e l'ascolto degli appestati nei diversi lazzareti della Città, furono in molti casi le uniche cure per le sofferenze.
Attraverso l'esposizione di quadri, libri e oggetti, la mostra indagherà le cause di ordine igienico determinate dai traffici intensi che la Repubblica intratteneva con le diverse parti dell'Orbe terrestre, e gli effetti demografici in primo luogo ma anche di ordine pubblico di ciò che il flagello della peste ha significato per Genova nei due anni terribili, mettendo in risalto anche le speranze e la fiducia che i genovesi riponevano nell'aiuto umile e caro dei Cappuccini.
La mostra "La grande peste. Genova, 1656-1657" vuole essere dunque non solo un grande affresco della situazione tragica del periodo ma anche una ricostruzione "di una delle pagine più gloriose della storia benefica della Città" (Card. Giuseppe Siri).